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Insegnare educare

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Scritto da Administrator Venerdì 03 Febbraio 2012 10:03

Educare/D’Avenia: le caratteristiche concrete della speranza

 

Per chi suona la campanella.  Tutte le speranze per il nuovo anno

Sapere cos'è alla nostra portata. Accettare quello che non lo è. Ecco un buon metodo per tracciare la nostra linea d'azione. E per guardare alla vita con ottimismo  

Avvenire – 30 gennaio 2012  -   di Alessandro D'Avenia

La speranza? «Non è ottimismo. Non è la convin­zione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che una cosa ha senso in ogni caso».

Credo che que­sta frase del recentemente scomparso Vàclav Havel, scrittore e politico ceco, possa essere un buon motto per un anno che comincia. Spesso vengo criticato per il mio ottimismo. Lascio il "pessimismo e il cini­smo agli altri, soprattutto quelli che se ne nutrono come sottile forma di comodità.

Guardate le foto con cui ci presentiamo su Facebook: sono tutte sor­ridenti. Forse perché vogliamo essere così. E poi è dimostrato che chi sorride di più vive di più... Bando alle ciance. Non sono ottimista nel senso becero di chi non vede i problemi, sono ottimista perché spero. E non di quella malintesa speranza miracoli­stica "che tutto andrà bene", anche senza il mio im­pegno. Spero perché so cosa è alla mia portata. Spero perché mi sforzo di accettare ciò che non lo è. Di ciò che è alla mia portata dovrò rendere conto, perché i talenti ricevuti vanno trafficati. 

E’ alla mia portata: preparare una lezione; dedicare qualche minuto ad un alunno in difficoltà fuori dall'orario scolastico; sorridere in classe evitando di far scontare i miei problemi ai ragazzi; correggere i compiti in tempo utile perché le correzioni servano a migliorare il loro lavoro; resistere e punire quando c'è da farlo; chiudere un occhio e distinguere tra persona e cosa fatta male; scambiare qualche pa­rola con un collega stanco; proporre un percorso in­terdisciplinare a un altro collega la cui materia mi risulta spesso oscura; parlare con i colleghi di ogni singolo ragazzo per provare ad attuare strategie educative armoniche e condivise; ascoltare i ragazzi e scoprire che hanno molti più interessi di quello che sembra (l'ultima ora prima delle vacanze mi sono stupito a scoprire che hanno un vero e proprio desiderio di capire come va il mondo, le ragioni di una crisi, i significati di parole come "recessione", "debito pubblico", "spread" e via dicendo).

E’ alla mia portata preparare un colloquio con i genitori e non improvvisarlo distinguendo linee di miglioramento nella materia e obiettivi educa­tivi da raggiungere; leggere libri che possano cat­turare la loro attenzione e non limitarmi a dar loro ciò che già conosco; portarli a teatro quando ci vado io, portarli ad una mostra quando ci vado io, portarli a vedere le stelle quando ci vado io; svol­gere un tema che ho dato loro e leggere ad alta voce come lo avrei fatto io, così giusto per dare il buon esempio, invece di limitarmi a correggere i loro errori; chiedere più spesso quanto hanno rac­colto di una lezione e non illudermi che tutto quello che dico sia chiaro; andare a dormire ad un'ora decente così da non essere nervoso e pren­dermela con loro anche se non c'entrano niente o semplicemente potermi permettere di stare in piedi mentre spiego così da tenere più viva l'at­tenzione; usare di più oggetti e immagini per far rimanere impressi i concetti; dare tra i compiti per casa anche dei film da guardare; raccontare i libri che leggo indipendentemente dalla scuola; la­sciare loro la possibilità di giudicare anonima­mente il mio operato, accettando consigli su aspetti da migliorare (quando l'ho fatto sulle prime ho sofferto, ma poi sono veramente miglio­rato); accettare di avere limiti come ce li hanno loro e non pretendere di essere infallibile; ogni tanto lasciarsi prendere dalla follia e lasciare che la lezione prenda una piega imprevista e si tra­sformi in un pezzo di vita vera e indimenticabile, come quando un mio alunno ha interrotto la let­tura di un brano dell'Ortis di Foscolo e ha detto che tutta la letteratura è un combattimento corpo a corpo contro la solitudine dell'uomo.

Tutto questo è alla mia portata. Per questo sono ottimista. Non devo salvare il mondo. Per que­sto spero. Ma le mie ore e ciò che ci sta dentro, quello sì che dipende da me.

Alessandro D'Avenia

Avvenire 30 gennaio 2012

 

 

Famiglia lavoro festa

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Scritto da Administrator Domenica 29 Gennaio 2012 16:50

LA FAMIGLIA TRA LAVORO E FESTA:

QUALE IMPEGNO PER LA SCUOLA

Intervento al convegno del 21 gennaio 2012 a Milano

 

Quando si parla del rapporto scuola-famiglia si rischia sempre di cadere in luoghi comuni: i genitori si lamentano di insegnanti incapaci di relazionarsi con i loro studenti, impegnati solo a fare medie di voti, a volte anche scarsamente preparati….

Da parte loro i docenti lamentano l’assenza dei genitori, la delega educativa, la difesa ad oltranza dei figli….

Consapevoli che limiti esistono dall’una e dall’altra parte vogliamo andare oltre e condividere alcune preoccupazioni di fondo, sollecitati dal tema del Convegno.

Come insegnanti abbiamo bisogno che i genitori tornino ad occuparsi seriamente della scuola dei propri figli, nel rispetto dei ruoli. Così come abbiamo bisogno che gli insegnanti tornino ad appassionarsi all’insegnamento.

E questo richiede formazione sia dei docenti, sia dei genitori.

Le nostre Associazioni potrebbero e dovrebbero essere il luogo privilegiato di questa formazione, del prendersi cura di adulti che han bisogno di essere sollecitati, sostenuti, rimotivati nel proprio ruolo educativo, genitoriale o docente, con le specifiche e dovute differenziazioni e specificità, ma con la stessa passione e con la precisa assunzione di responsabilità legata all’essere consapevoli formatori delle giovani generazioni.

 L’espressione "tra lavoro e festa" tocca il problema del tempo scuola, che le madri lavoratrici giustamente vorrebbero lungo, ma che non può essere totalizzante, sia come durata, sia come esperienza educativa e relazionale.

La scuola ha un suo ruolo formativo fondamentale: malgrado i vari mutamenti epocali e la diffusione delle fonti di informazione, continuiamo a credere che l’esperienza scolastica sia anche oggi insostituibile, sia come approccio comunitario al sapere, sia come inserimento nella vita relazionale della società. Ma non può comunque essere vissuta come totalizzante ed unica responsabile della crescita e dell’educazione.

Rimane il tema/problema della conciliabilità dei tempi di lavoro dei genitori, diventati sempre più complessi (pensiamo solo alla questione dell’apertura dei centri commerciali, che spesso toglie papà e mamme dai loro figli anche la domenica…), con la cura dei figli. Riconosciuto che la scuola non può occuparsene da sola, va pensata una rete di attenzioni da parte di parrocchie, enti locali, società sportive e culturali, in modo che sia il territorio a prendersi in carico i bambini e i ragazzi nell’extrascuola.

Anche in questo caso possono giocare un ruolo importante

-   le Associazioni dei genitori, per curare proposte ad hoc e sollecitare questa o quella realtà territoriale

-   le Associazioni dei professionisti di scuola per il contributo che possono dare alla formazione degli educatori, tessendo relazioni importanti tra scuola e territorio.

Il tema della festa richiama il tema dei valori civili e religiosi, della cittadinanza e della cultura religiosa, ma anche del tempo vissuto insieme, in famiglia, per celebrare la domenica e altre ricorrenze religiose e familiari.

Anche su questo è importante il dialogo tra genitori e docenti, perché insieme, scuola e famiglia, possano educare i bambini e i ragazzi al senso e alla validità del lavoro, al giusto modo di vivere la festa, alla consapevolezza che il valore dello stare insieme è una ricchezza grande e insostituibile, perché permette alle persone di incontrarsi, di raccontarsi, di confrontarsi, di collaborare, di costruire, di condividere, di celebrare la vita, di gioire e, inevitabilmente a volte, anche di soffrire insieme…..

Come cristiani, adulti nella fede, non possiamo esimerci dall’assunzione di responsabilità educative secondo i ruoli che ci sono propri. Nello stesso tempo non possiamo dimenticare che noi stessi, e tanti altri nostri colleghi e genitori, abbiamo continuamente bisogno di coltivare la nostra adultità, di alimentarla e di farla crescere, per essere reali testimoni di verità, accoglienza, comprensione, rispetto e valorizzazione della persona.

Abbiamo reciprocamente bisogno, insegnanti e genitori, di ridarci fiducia come adulti ed insieme di con-fidare nelle potenzialità dei nostri ragazzi, ai quali dobbiamo smettere di prospettare futuri catastrofici: è nostro compito, invece, far crescere figli capaci di speranza, responsabilità, forza d’animo, impegno, in modo che le inevitabili difficoltà della vita possano essere affrontate con il coraggio necessario.

Pur nella complessità del nostro tempo, anzi proprio perché stiamo vivendo un tempo particolarmente variegato e frammentato, non può venir meno la testimonianza dei laici cristiani nella scuola e nella famiglia, senza sconti.

Milano, 21 gennaio 2012

Maria Disma Vezzosi

Stefano Pierantoni

Presidente regionale AIMC Lombardia

Presidente regionale UCIIM Lombardia

 

 

 

Programmazione annuale 2012

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Scritto da Administrator Mercoledì 04 Gennaio 2012 09:34

AMBITO

OBIETTIVI ANNO 2012

ATTIVITA’ PREVISTE ANNO 2012

Promozione

e cura

dell’Associazione

Assistenza e consulenza alle Sezioni.

Promozione del tesseramento, aumento delle adesioni, in particolare di insegnanti e formatori in servizio.

Ricostituzione delle Province mancanti.

Cura delle relazioni con il livello nazionale, con le altre Regioni UCIIM (in particolare del Centro-Nord), con le Province UCIIM della Lombardia.

Incontri del presidente regionale con le Sezioni.

Contatti per la ricostituzione delle Sezioni provinciali mancanti.

Partecipazione del presidente regionale al Consiglio nazionale.

Contatti e incontri del presidente regionale con i presidenti delle altre Regioni.

Celebrazione dei congressi provinciali, regionale, nazionale

Formazione

e consulenza

Offrire formazione e consulenza ai Soci, ai simpatizzanti, alle Scuole.

Offrire attività di orientamento e riorientamento.

Offrire attività di formazione permanente (lifelong learning).

Offrire attività di formazione formatori.

Convegno regionale.

Convegno interregionale.

Sostegno (anche economico) alle iniziative provinciali di formazione.

Presenza

culturale

Contribuire a elaborare e far conoscere la posizione di UCIIM sui temi della pastorale scolastica, della politica scolastica, della professione docente, dell’innovazione pedagogico-didattica, in dialogo con altre posizioni culturali.

Promuovere e co-promuovere progetti di ricerca.

Comunicati su temi di attualità

Gestione del sito www.cittadinanzaecostituzione.net

Collaborazione

con la Comunità

cristiana

Curare i rapporti con la Comunità cristiana, in particolare con: la Conferenza Episcopale Lombarda, il Responsabile e la Consulta regionale della Pastorale scolastica, le Diocesi e gli Uffici diocesani della Lombardia, le Associazioni ecclesiali e di ispirazione cristiana (AC, AIMC, AGE, AGESC, MSAC…), DIESSE e DISAL, le scuole cattoliche e le loro federazioni (FISM, FIDAE, FOE, FAES)…

Partecipazione del presidente regionale alla Consulta regionale di pastorale scolastica.

Contatti con la presidenza regionale di AIMC Lombardia.

Seduta congiunta dei consigli regionale di AIMC e UCIIM Lombardia.

Collaborazione

con istituzioni,

enti, associazioni,

sindacati

Creare e curare rapporti di collaborazione con: l’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, la Regione Lombardia, le altre Associazioni professionali di insegnanti, le Università lombarde, i Sindacati della Scuola, la Rappresentanza dell’Unione Europea.

Incontri del presidente regionale con i rappresentanti di altre Associazioni di insegnanti anche al fine di creare rapporti con USR e con l’Assessorato Regionale.

Informazione e

comunicazione

Far conoscere UCIIM Lombardia e le sue attività.

Aggiornamento del sito regionale www.uciim-lombardia.it

   

Valutare gli insegnanti

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Scritto da Administrator Domenica 27 Novembre 2011 10:30

Indagine AIMC: valutare sì, non per premiare i singoli, ma per migliorare la qualità della scuola

L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) ha presentato il report di medio termine dell’indagine “Valutazione dell’insegnamento e qualità della scuola”, che è ancora in corso su tutto il territorio nazionale con il coinvolgimento di docenti e dirigenti di ogni ordine di scuola.
Dai primi risultati, presentati nell’ambito del Convegno nazionale “La valutazione possibile”, è emerso quale elemento significativo che la valutazione dell’insegnamento venga finalizzata allo sviluppo della professionalità per migliorare la qualità dell’offerta formativa e innalzare gli ap-prendimenti degli alunni. Gli insegnanti interpellati hanno sottolineato l’importanza di una valuta-zione attenta alla competenza didattica e ai processi di insegnamento-apprendimento, nella convin-zione che la professionalità docente possa incidere sulla qualità della scuola attraverso la diffusione di buone pratiche.
La via da percorrere, per assicurare attendibilità e significatività alla valutazione, passa attraverso la ricerca dell’equilibrio tra valutazione interna ed esterna. La questione più complessa riguarda l’individuazione dei “valutatori”: quale profilo, quali competenze?
L’indagine AIMC, che ad oggi ha coinvolto oltre duemila tra docenti e dirigenti di tutta Italia, ha messo in evidenza la necessità che i soggetti preposti alla valutazione dell’insegnamento conoscano molto bene la professione docente e le modalità della sua realizzazione.
La raccolta e la tabulazione dei questionari si concluderanno a fine dicembre con la presentazione (prevista per gennaio prossimo) del report finale, che illustrerà le caratteristiche del campione d’indagine e gli esiti analitici riguardanti scopi, effetti, modi e soggetti della valutazione dell’insegnamento.

La presidenza nazionale AIMC


Roma, 25 novembre 2011

 

Comunicato Consiglio Nazionale

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Scritto da Administrator Martedì 22 Novembre 2011 14:02

COMUNICATO STAMPA

 

Il Consiglio Nazionale dell’UCIIM, a seguito dell’esame delle esperienze e delle situazioni scolastiche ed associative nelle diverse regioni, ha espresso nella riunione del 25 settembre profonda preoccupazione riguardo alla progressiva e continua svalutazione della scuola in Italia.
Ciò è determinato principalmente da continue trasformazioni contrastanti tra loro che hanno subordinato l’aspetto educativo alla logica economica, alterato fondanti modelli pedagogico-didattici e inciso sul concetto di scuola di qualità a servizio della persona.
L’UCIIM, che da circa 70 anni ha sempre dato il suo contributo per il miglioramento di una scuola per tutti e per ciascuno, riconoscendo nella scuola l’ambiente educativo, formativo per eccellenza, non può restare indifferente davanti ad un sistema educativo in crisi.
L’UCIIM ritiene che
- la scuola debba essere il luogo in cui si impara a pensare, a stare con gli altri, a stabilire relazioni costruttive, a rispettare le regole della convivenza civile e della cittadinanza, a conoscere la Costituzione e le leggi;
- la scuola debba consolidarsi come luogo dell’accoglienza e dell’integrazione, come luogo della “costruzione“ dei cittadini e dei lavoratori di domani, come luogo dove si programma il proprio progetto di vita. 
L’UCIIM ricorda che gli investimenti nella scuola, principale fattore di crescita di un Paese, determinano anche la qualità della democrazia e il futuro sostenibile.
Questa prospettiva deve essere sostenuta da ogni governo per il pieno conseguimento del bene comune.
Il Consiglio Nazionale UCIIM
   

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